LA VIABILITA’ DI VENEZIA

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La viabilità di Venezia è decisamente originale, rispetto a quella di qualsiasi altra città, dal momento che possiede dei canali al posto delle consuete arterie stradali, ed è, per questo, soggetta ad un proprio, personalissimo codice stradale.

 

Innanzi tutto per percorrere con un’imbarcazione i rii e i canali è necessario tenere la sinistra ed avanzare ad una velocità di 5km/h, 7 km/h in Canal Grande, 14/20 km/h in alcune zone aperte, ad esempio tra Venezia e l’isola di Sant’Erasmo, velocità segnalata con appositi cartelli, dalla forma quadrata con cornice rossa e numero indicativo della velocità nero al centro.

Esistono poi dei sensi unici, canali vietati a mezzi a motore e riservati esclusivamente alle gondole, canali troppo stretti per essere attraversati, tutti segnalati con la massima precisione e in modo inconfondibile: è famosissimo il cartello quadrato blu, con la gondola bianca nel mezzo.

Le imbarcazioni a motore, invece, devono sempre procedere nella parte centrale del canale tenendo in caso di incrocio tra due mezzi, ognuno la propria destra.

In Canal Grande possono circolare anche le imbarcazioni a remi, e sono le uniche ad avere la possibilità di avanzare sia a destra che a sinistra per favorire le migliori condizioni di voga a seconda delle situazioni atmosferiche e di marea.

Una piccola curiosità è che i conducenti delle imbarcazioni a remi devono dichiarare a voce, in prossimità di un incrocio, la manovra che intendono eseguire: gridare “a stagando” se intendono accostare a destra, “a premando” se intendono farlo a sinistra  e “de longo” se intendono procedere dritti.

Non resta, quindi, che farsi accompagnare a scoprire il vero volto della città di Venezia, in cui ogni cosa, in realtà, è stata creata per essere vista dall’acqua.

 

Le vere da pozzo

Le vere da pozzo sono delle strutture architettoniche spettacolari in cui ci si imbatte con frequenza nei campi e nei giardini veneziani.

L’utilizzo della definizione “vera da pozzo” è esclusivo della città di Venezia. Nata come un elemento a protezione della complessa macchina da pozzo (quella che raccoglieva e convogliava l’acqua piovana filtrata dalla sabbia) è diventata col tempo uno splendido abbellimento di piazze e cortili.

venice-well-crubs-alloggilagalloLe vere da pozzo sono spesso sopraelevate di uno o più gradini rispetto al piano stradale, hanno sulla base piccole insenature per abbeverare cani e piccioni, e sono diventati in poco tempo piccoli monumenti simboli della Serenissima o delle famiglie che li “sponsorizzavano”, per usare un termine molto di moda.

Soffermandosi ad osservarne le pareti è facile imbattersi in stemmi nobiliare, in simboli della repubblica, alcuni scalpellati dopo la fine della stessa. I pozzi pubblici portano impresso il nome del magistrato edile che ne ha ordinato la costruzione, unito alla personificazione della Giustizia, a tridenti, delfini e motivi marini come simbolo della Città nella sua veste di Regina dei Mari. Le decorazioni sono molto particolari: piante, festoni di frutta e di fiori, fogliami arricciati, putti, pavoni, la classica testa di leone, motivi allegorici, iscrizioni con insegnamenti  morali.

L’acqua potabile a Venezia è sempre stato un bene di primaria importanza, sia per il benessere alimentare sia per l’aspetto strategico, motivo per cui la Repubblica aveva assicurato un’attenta sorveglianza dei pozzi, con i fanti dei Provveditori alle Acque, Sanità e Comun, ma anche con i parroci e i capicontrada ai quali era affidata la custodia delle chiavi delle cisterne, che si aprivano a disposizione del popolo due volte al giorno: mattino e sera, al rintocco della «campana dei pozzi».

 

I pozzi veneziani sono, attualmente, circa 600 e non sono in uso. Secondo una statistica dell’Ufficio tecnico comunale, redatta il l° dicembre 1858, a quel tempo a Venezia si contavano 6.046 pozzi privati e 180 pubblici, oltre 556 già interrati.

 

LA REGATA STORICA

Il corteo storico in Canal Grande

Il corteo storico in Canal Grande

Domenica 1 settembre si terrà la Regata Storica, la tappa fondamentale delle annuali gare di voga alla veneta, storica disciplina praticata da millenni nella città di Venezia.

La competizione sarà preceduta dal celebre corteo storico con le fedeli ricostruzioni delle tipiche imbarcazioni del Cinquecento, con gondolieri che, in costume tradizionale, trasporteranno il doge, la dogaressa e la celebre regina di Cipro Caterina Cornaro. Il corteo rievoca infatti l’accoglienza riservata alla leggendaria regina nel 1489, anno in cui aveva scelto di rinunciare al suo trono in favore proprio della città lagunare.

La Regata si snoda in quattro sfide suddivise per categorie di età e per tipologia di imbarcazione. La più famosa ed entusiasmante è la regata dei campioni su gondolini, che si danno battaglia sulle acque del Canal Grande fino al traguardo collocato di fronte alla celebre “machina”, una sorta di piccolo palazzo galleggiante costruito nei pressi del pontile di San Tomà. Acquistando un biglietto è possibile assistere alle gare proprio dalla machina.

I punti fondamentali della regata sono:

- lo spagheto (il cordino) teso per la partenza davanti ai giardini di Sant’Elena;
- il paleto, un palo infisso nel mezzo del Canal Grande di fronte alla stazione ferroviaria di Santa Lucia, dove le barche si girano e dove, secondo la tradizione, si dice che si determinino i vincitori;
- la machina, un piccolo palazzo galleggiante dove si assegnano i premi e le bandiere, quattro di altrettanti diversi colori: al primo è consegnata la rossa, al secondo la bianca, al terzo la verde, al quarto la blu.
Ottiene l’onore di essere chiamato “Re del Remo” l’atleta che riesce ad aggiudicarsi per cinque volte consecutive la regata Storica dei Gondolini.

E allora… buon divertimento e che vinca il migliore!

 

La Mostra del Cinema di Venezia tra Storia e vip

hotel Venezia

Proiezione sulla terrazza dell’Hotel Excelsior 1932

Istituita nel 1932, da un’intuizione dell’allora Presidente della Biennale Conte Giuseppe Volpi di Misurata, la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è da sempre per la città di Venezia sinonimo di storia e mondanità.

Nata nella terrazza dello storico hotel Excelsior del Lido, l’esposizione ospita fin dagli albori film che sono entrati di diritto nella storia del cinema: il primo ad essere proiettato alle 21.15 del 6 agosto 1932, è Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Rouben Mamoulian. Da questo si sono susseguiti nello schermo una serie infinita di capolavori: It happened one night di Frank Capra, Grand Hotel di Edmund Goulding, The Champ di King Vidor, Frankenstein di James Whale, finendo ai più attuali Jurassic Park di Steven Spielberg, Forrest Gump di Robert Zemeckis e all’ormai leggendario Eyes Wide Shut di Stanley Kurbick.

La Mostra è un appuntamento annuale dal 1935, anno in cui, sotto la direzione di Ottavio Croze, il premio agli attori assume la denominazione di Coppa Volpi. Il legame tra i discendenti di Ottavio Croze e il premio è ancora curiosamente ben saldo: le coppe continuano ad essere fatte per tradizione dalla storica gioielleria di famiglia!

La piccola isola veneziana nei 10 giorni della kermesse indossa da sempre il suo abito migliore e si trasforma in un piccolo Paradiso della “Belle vie”: è quasi una consuetudine trovare attori e attrici seduti ai tavolini dello storico Lyon’s Club o tra le caratteristiche capanne delle sabbiose spiagge lidensi, simboli del suo antico splendore.

Gli appassionati da anni passeggiano sul lungomare spostandosi dallo storico Hotel Excelsior al Des Bains, ambientazione del capolavoro senza tempo di Thomas Mann “Morte a Venezia” e set del Paziente Inglese, con la speranza di poter incontrare i propri beniamini: perché come nella migliore delle sceneggiature, a Venezia tutto è possibile!

Mostra del Cinema significa soprattutto feste e mondanità: i palazzi veneziani si trasformano in scenografia da sogno per eventi blindati ed esclusivi e per gli annuali galà. Al Lido sono le terrazze sulle spiagge ad ospitare gli eventi: con un po’ di fortuna indossando l’abito giusto ci si può trovare la porta aperta per entrare in un mondo straordinario fatto da sempre di paillettes scintillanti e abiti da sera!

Dalla calle al campo…

camere hotel a venezia

Camminando per Venezia ci si orienta leggendo il nome delle strade sui cartelli toponomastici, ma non sempre è facile riconoscere la terminologia che in questa città è sicuramente particolare.

La strada  prende il nome di “calle” ed è il passaggio che si trova solitamente tra due edifici, può essere molto stretta o molto larga in funzione della posizione architettonica degli immobili, solitamente si apre in un campo o in un campiello, le piccole piazze tipiche di Venezia, oppure può avere sbocco sul Canal Grande e quindi risultare senza uscita, in quel caso prende il nome di “ramo”.
Alcune calli vengono denominate “salizade” (selciate) perché in epoca lontana furono le prime ad essere pavimentate con la trachite, la pietra grigia che ancor oggi si trova un po’ dappertutto a Venezia e che in dialetto vengono definiti “masegni”, mentre le altre calli presentavano una pavimentazione a spina di pesce di mattoni sottili o addirittura erano in terra battuta.
Ci sono delle strade veneziane che prendono il nome di “piscine” che una volta erano bracci di laguna tra gli edifici, in seguito pavimentate, in cui i ragazzini facevano il bagno.
Le fondamenta sono quelle strade che costeggiano i canali e vengono chiamate così perché erano e sono tuttora la prosecuzione delle fondamenta degli edifici e il rinforzo delle rive.
A Venezia esistono solo due strade denominate “vie”: la via Garibaldi nel sestiere di Castello e la via XXII Marzo nel sestiere di San Marco. Inoltre esiste una sola ed unica piazza ed è quella di San Marco, tutti gli altri ampi spazi aperti circondati dalle abitazioni che spesso hanno situato al centro una statua di qualche illustre personaggio storico, si chiamano “campi” e quelli di dimensione più piccola ” campielli”.

Buona passeggiata!

 

Il Bòcolo di San Marco

san marco_bocolo_alloggi_al_galloIl 25 Aprile a Venezia non si celebra solo la festa nazionale della Liberazione, ma anche una importante festa tradizionale: il Bocolo di San Marco.

La leggenda racconta che nel XIX secolo, nella città di Venezia, la figlia del Doge Orso I Partecipazio, Maria, amava, ricambiata, un giovane di umili origini, Tancredi. Il Doge non voleva assolutamente che i due innamorati si frequentassero e così la fanciulla consigliò all’amato di andare a combattere contro i Turchi per riscattarsi dalla propria umile condizione attraverso la gloria delle imprese militari.

Infatti il giovane si distinse valorosamente in guerra e la sua fama fu velocemente sulla bocca di tutti. Durante una battaglia però fu ferito mortalmente e cadde su un roseto. Prima di morire chiamò l’amico Orlando e gli sussurrò, con l’ultimo respiro che aveva, di consegnare alla propria amata un bocciolo di quel roseto tinto del suo sangue come estremo e ultimo pegno d’amore.

Il 25 aprile, il giorno dopo aver ricevuto da Orlando il triste messaggio d’amore dell’innamorato caduto in battaglia, Maria fu trovata morta nel suo letto con il bocciolo sul petto.

Da allora, ogni 25 aprile la tradizione vuole che lo stesso omaggio sia ripetuto dai veneziani perché ognuno di essi possa dimostrare il proprio sentimento alla donna amata.

Se dunque siete a Venezia durante questa settimana non dimenticate di fare questo piccolo, ma sentito, omaggio alle vostre innamorate.

 

 

Le Scuole e le Arti a Venezia

Mariegola venezia

Le Arti a Venezia sono sorte fin dagli albori ed erano organizzazioni del popolo o della borghesia.

Le prime associazioni erano di devozione religiosa aperte a tutti; vennero chiamate Scuole dal termine greco scòla inteso come unioni di persone. Ogni Scuola, sia d’Arte che di devozione aveva il proprio statuto o Mariegola (madre regola) nella quale si precisavano i compiti e le finalità della confraternita come quello di soccorrere i confratelli nel momento del disagio sia fisico che economico; fornire doti alle fanciulle povere e la vita interna era regolata da una precisa organizzazione che rispecchiava quella di Palazzo Ducale.

Ogni iscritto doveva versare una tassa, imposta dallo Stato, che era molto pesante tanto che fu chiamata taglione. Le Arti sfilavano in particolari occasioni in stupendi cortei e il più spettacolare di tutti era quello del giorno di S. Marco: il gonfalone che precedeva ogni Confraternita depositava scrigni stupendamente cesellati, che racchiudevano le reliquie, nella Basilica ai piedi del Doge.

Queste istituzioni furono soppresse nel periodo napoleonico.

Si dividevano in Scuole Grandi e Scuole Piccole. Le Scuole Grandi avevano un carattere devozionale; le Scuole Piccole riunivano coloro che esercitavano lo stesso mestiere (Arte) o provenivano da uno stesso luogo e nacquero per difendere interessi comuni ma diventarono anche un mezzo di controllo dello Stato su artigiani e cittadini, in quanto, per esercitare un Arte, era indispensabile l’iscrizione alla rispettiva corporazione.

Le Scuole Grandi erano otto ed era il Consiglio dei X a stabilire quali scuole potevano avere la qualifica di Grandi.

La più antica è la Scuola Grande di S. Teodoro, fondata, sembra, nel 359 d.C;
la Scuola Grande della Carità, fondata nel 1261;
la Scuola Grande di S. Marco, fondata nel 1261;
la Scuola Grande della Misericordia fondata nel 1261;
la Scuola Grande di S. Giovanni Evangelista;
la Scuola Grande si S. Rocco fondata nel 1478;
la Scuola Grande di S. Maria del Rosario, fondata nel 1571;
la Scuola grande dei Carmini fondata agli inizi del Settecento.

Il vetro di Murano

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Nel XIII secolo la lavorazione del vetro venne trasferita da Venezia all’isola di Murano a causa dei possibili e pericolosi incendi che potevano scatenarsi.

Da quel momento il controllo sull’arte vetraria fu determinato dalla Serenissima Repubblica affinchè i maestri vetrai non potessero fuggire all’estero e rivelarne i segreti.

Murano cominciò a godere di una certa indipendenza da Venezia e ebbe tale privilegio grazie alla presenza delle fornaci e della loro attività che rendeva l’isola economicamente importante per la Serenissima, tanto che divenne ben presto la capitale della produzione vetraria mondiale.

Inizialmente la produzione di vetro era circoscritta a oggetti utili come bottiglie, bicchieri, vasi, contenitori ecc, dal XV secolo in poi il passaggio al vetro bianco trasparente che imitava il cristallo diede la possibilità di spaziare alla produzione di oggetti più preziosi e garantì a Venezia oltre duecento anni di predominio artistico.

Venne fondato alla fine del XIX secolo il Museo Archeologico del Vetro che vi consigliamo di visitare.

La tecnica vetraria si tramandava di padre in figlio e rimaneva confinata nell’isola.

Il maestro vetraio era aiutato da due assistenti: il servente e il serventino che lo aiutavano a sorreggere la lunga canna nella quale il maestro soffiava per conferire alla palla di vetro rovente la forma desiderata.

Una tecnica, quella della soffiatura, in cui i veneziani sono i più abili artigiani e che sono stati capaci nel tempo di inventare lavorazioni sempre più raffinate come ad esempio la filigrana che conferisce alla parete vitrea un effetto quasi di merletto.

Oggi esiste una scuola del vetro a Murano, la Scuola del vetro dell’Abate Zanetti (dal nome del fondatore del primo Museo vetraio), che si rivolge a chi voglia dedicarsi a questa nobile arte.

Carnevale di Venezia 2013 Live in colour

Il Carnevale a Venezia comincia sabato 26 gennaio 2013 e termina il 12 febbraio 2013 con il martedì grasso, così chiamato per mettere in evidenza l’ultimo giorno di un periodo all’insegna del divertimento e del buon cibo.

Quest’anno il carnevale è dedicato al tema del colore perché è la variazione anche minima che fa la differenza: “ A chi non ha pensato che il rosso è sempre e solo rosso ma anche porporino, purpureo, fulvo, ramato, rubicondo, rubizzo, arrossato, porpora, fragola, cremisi, carminio, sanguigno, amaranto, cinabro, pompeiano, scarlatto, infiammato, vermiglio, è dedicato il Carnevale 2013 di Venezia.”

Molti saranno gli eventi e vi segnaliamo i più tradizionali:

La festa delle Marie. Festa che evoca l’omaggio che il Doge faceva ogni anno a 12 giovani donne bellissime ma povere, di alcuni magnifici gioielli per il loro futuro matrimonio

Il volo dell’Angelo. È la rievocazione dell’omaggio coraggioso che veniva rivolto al Doge da uno sconosciuto cittadino veneziano che si gettava legato ad una corda sospesa dal campanile di San Marco fino alla Piazza sottostante, lasciando tutti con il fiato sospeso.

La vogata del silenzio. È il simbolico arrivederci al Carnevale: una suggestiva processione in cui le gondole e le barche a remi sfilano silenziose dal ponte di Rialto a San Marco attraverso il Canal Grande illuminato dalla luce delle candele.

Per informazioni più approfondite sul programma http://www.carnevale.venezia.it/programma.php

Al Gallo

Alloggi AL GALLO è una piccola e accogliente struttura, completamente rinnovata sia nei locali che nella gestione qualche anno fa, l’ideale per un soggiorno tranquillo ma molto confortevole.

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